I PERCHE’ DI 50 ANNI DI TEATRO DELLA COMPAGNIA DEI GIOVANI
Scrivere del senso, del significato di 50 anni di teatro è certamente un'impresa.
Ciascuna delle centinaia di persone che hanno fatto parte della Compagnia dei Giovani ( ma quante sono state veramente?) potrebbe tentarlo e, inevitabilmente, avrebbe il limite del proprio punto di vista personale, che non coinciderebbe con quello degli altri amici.
La memoria, la parzialità temporale nell'attività, la simpatia o l'empatia verso un periodo o uno spettacolo e molti altri aspetti renderebbero il ricordo uno spicchio del grande insieme che ha caratterizzato la vita della nostra filodrammatica nell'ambito di una comunità, di una parrocchia, della città e, soprattutto, degli avvenimenti sociali ed ecclesiali che sono accaduti in mezzo secolo intorno al palcoscenico di un periferico teatro milanese.
Perciò, il mio è un tentativo che reputo non esaustivo, anche se farò di tutto per essere il più obiettivo possibile, superando le contingenze personali per affidarmi al nucleo dei ricordi che, naturalmente, non sono soltanto miei.
ESPRESSIONE DI UNA COMUNITA’
La Compagnia dei Giovani è nata nell'autunno del 1959 come volontà di un gruppo di persone che sono state accolte da una comunità che sembrava attendere la loro presenza.
Il fatto che sotto la chiesa milanese dei Quattro Evangelisti ci fossero una sala e un palcoscenico, sia pure rozzo, significava che quell'ambiente era destinato a ospitare la realizzazione di attività artistiche a opera di chi partecipava alla stessa vita comunitaria.
Così è avvenuto.
Senza quell'accoglienza non avrebbe potuto svolgersi alcuna vita associativa teatrale o cinematografica, o d'altro genere.
Sia il parroco di allora don Dante Basilico,
come l'assistente don Luigi Crivelli,
hanno avuto il merito di appoggiare e sostenere il teatro rappresentato
da un gruppo che si è chiamato da subito “Compagnia dei Giovani”,
segno evidente che i componenti erano tutti ben al di sotto dei trent'anni.
L'attività venne accolta con fervore da quello che abbiamo sempre chiamato “il nostro pubblico”, il quale si è riconosciuto pienamente negli spettacoli che venivano via via allestiti.
VOLONTA’ DI FORMAZIONE-FILOSOFIA DI ISPIRAZIONE
Riteniamo che fare teatro debba sempre essere finalizzato a uno scopo nobilmente etico, certamente culturale e donativo, riverbero di chi lo esplica sul palcoscenico e nell'indotto.
Questa, per noi, è “formazione”. Vale a dire una valorizzazione delle qualità personali di chi si impegna sul palcoscenico, una maturazione di potenzialità che altrimenti resterebbero nascoste, la possibilità di far emergere difetti che, mediante il lavoro comune, possono essere corretti e, quindi, trasformati positivamente. “Formazione” è stato ed è accettare fatica, impegno, caratterialità; accettare anche, con entusiasmo, gioie e soddisfazioni, encomi e critiche, depressioni e dubbi, con l'animo che si tempra e migliora (forse peggiora, è possibile), ma non deflette dal traguardo ultimo: debuttare con lo spettacolo. Qui ogni componente della Compagnia è sempre stato chiamato a un personale esame di coscienza, come verifica della propria partecipazione all’impegno di gruppo. Ciascun componente ha sempre prestato la sua individualità con il corredo delle proprie doti naturali e si è integrato nel gruppo con generosa partecipazione, a misura del tempo trascorso che rappresenta un diverso ventaglio individuale. E' ovvio che le qualità personali divergono per ciascuno, altrettanto dicasi per il carattere e il temperamento, e questo va considerata una ricchezza che ha sostenuto e permesso la crescita della Compagnia.
“Formazione” è anche acquisizione culturale. L'allestimento di un testo è un tuffo nel mondo dell'autore e della sua epoca, della sua estetica e della sua filosofia, dell'ambiente e dei personaggi, che possiedono una struttura che va incarnata, fatta vivere dagli attori e da tutta la Compagnia. Ciò rappresenta un grande regalo fatto alla nostra anima e incide sul modo di comportarci e di agire, parlare e rapportarci socialmente.
La “formazione” coinvolge anche il nostro pubblico. Sia che voglia svagarsi e divertirsi, oppure riflettere, lo spettatore attende una spinta, un'emozione, un pensiero o un'idea che lo portino fuori da se stesso e lo pongano in contatto con qualcosa di nuovo e sorprendente. Meglio se la riflessione lo indurrà a modificare concetti, o punti di vista; se il divertimento gli farà guardare la propria realtà con occhi diversi o gli permetterà di scordare problemi o difficoltà. Tutto ciò è ancora “formazione”, dovuta al teatro.
A corredo di queste riflessioni, è necessario soffermarci sulla “filosofia” che ha sostenuto il lavoro della Compagnia dei Giovani, quale scelta di una linea di principio che si ispira a una visione precisa e cerca di collocarla coerentemente. Per la Compagnia dei Giovani, la visione è stata, e continua ad essere, quella della cultura cristiana e dei valori che discendono dal Vangelo. Nel rispetto di tale scelta, l’attività della Compagnia non ha mai disatteso i valori umani, artistici e anche lepidi che discendono da questa grande ispirazione.
ATTIVI NEL TERRITORIO
L'attività teatrale ha sempre tenuto conto del bacino di popolazione in cui siamo stati chiamati a operare.
La parrocchia dei Quattro Evangelisti è sorta
in un'area composita, fatta di famiglie di ceto popolare, impiegatizio, con tendenza a una crescita sociale e professionale che si è sviluppata nel corso del del tempo.
Alla fine degli anni Cinquanta in viale Giovanni da Cermenate sorgevano ancora le baracche che ospitavano le famiglie le cui case erano state sinistrate o distrutte dai bombardamenti della guerra. La maggior parte delle vie erano costituite da case popolari, mentre altre, nuove, venivano abitate da persone benestanti, e di classe superiore. Questo ci indusse a proporre un repertorio articolato, e comunque non a senso unico, che venisse incontro alle diverse esigenze culturali e sociali. Se l'inizio, con l'allestimento di una commedia facile, poteva sembrare un tentativo di teatro, il prosieguo si rivelò subito impegnativo, se non altro per le scelte che furono fatte, perchè si imponevano quasi da sole.
I "GENERI" TEATRALI PRESCELTI
Ben presto si individuarono tre filoni di proposte:
spettacoli comico/brillanti, cui si aggiunse il dialetto;
lavori di impegno drammatico e contenutistico;
recupero di testi di grandi autori classici, a cui aggiungere, come positiva appendice, gli spettacoli con i ragazzi.
Questa linea programmatica è continuata sino ad oggi, premiata, sia pure a diversi livelli, dal consenso del pubblico.
La presenza della Compagnia è stata dapprima occasionale, poi con appuntamenti di alcuni fine settimana, o di ricorrenze speciali; quindi le rappresentazioni si sono accresciute in parallelo con la frequenza del pubblico, sino ad un mese di recite nei tre giorni del weekend.
La Compagnia ha effettuato molte trasferte, che le hanno dato occasione di farsi conoscere e di maturare tecnicamente.
La sala del “Teatro Stella” ha svolto un importante compito sociale, culturale ed educativo.
E il teatro ne ha costituito una parte rilevante.
IL RAPPORTO CON LA PARROCCHIA
Il rapporto con la parrocchia è sempre stato di grande unità. Gli incassi degli spettacoli, per diverso tempo, venivano trattenuti in parte dalla Compagnia, che nel corso degli anni li ha autonomamente devoluti alle Missioni, soprattutto quelle indiane.
Sono tante le opere che in India portano il nome della Compagnia dei Giovani.
Sicché, l'operato della Compagnia può essere definito "povero", nel senso di una donazione gratuita continua, ma ricco di tantissime energie spese a beneficio di decine di migliaia di spettatori, e di amici lontani bisognosi.
Da sottolineare che ogni allestimento vede il necessario corredo scenografico/costumistico, e molto curato appare quello della comunicazione: il nostro indirizzario supera i quattromila nominativi. Insomma, gli allestimenti non sono mai sottoposti a lesina: quello che occorre c'è e si fa, e lodevolmente lo si comunica in tutti i modi: per posta e attraverso il sito.
UNA DIMENSIONE SOCIALE
E' stato rilevato il valore pubblico dell'attività della Compagnia dei Giovani. Il teatro è naturalmente un fatto socio/culturale che incide sulla società. I primi anni di vita videro l’impegno della Compagnia a crescere tecnicamente; quindi si sono presentate le richieste di allestire gli spettacoli fuori sede. Innumerevoli le località, le parrocchie, i centri di ogni genere presso i quali abbiamo agito. Basti un solo dato: in una stagione sono state effettuate oltre 60 recite, che a quell'epoca non erano frequenti in sede come ora. Notevole fu l’impegno per le scuole; soprattutto l'ingaggio del Patronato Scolastico, che ci vide attivi negli anni che vanno dal 1968 al 1972 al Teatro Orione, all'Auditorium San Fedele e al Teatro Dell'Arte.Diversi sono stati gli appuntamenti negli Istituti per anziani e inabili, negli ospedali, ai convegni, nei centri sociali, nei seminari; le presenze alle rassegne, ai festival e ai concorsi, regionali e nazionali. Significativa è stata la qualificata frequentazione di stupendi teatri storici: il “Marruccino” di Chieti; il “Masini” di Faenza; il “Comunale” di Imola; il “Municipale” di Casale Monferrato; il “Comunale” di Perugia; “L’Antoniano” di Padova; il “Teatrino” della Villa Reale di Monza; il teatro “Le Laudi” di Firenze; il Teatro Romano, a Ostia Antica; il Castello di Trezzo d'Adda.
Non dimentichiamo la Basilica di San Vittore di Varese, ove venne rappresentato L'Annuncio a Maria, al cospetto dei capolavori del Morazzone e del Cerano; il Museo Diocesano del Duomo di Milano e le varie recite ai circa 2000 metri di Motta di Campodolcino.
Un momento particolare fu vissuto dalla Compagnia negli anni della contestazione. Milano era percorsa dai fremiti della rivoluzione culturale, la cui eco giungeva anche ai Quattro Evangelisti, i cui giovani subivano le idee della contestazione che ponevano in discussione tutto e ogni autorità, compresa la Chiesa. Ricordo la passione di don Dante e il suo prodigarsi presso i molti giovani che dentro all'oratorio e sul piazzale urlavano la propria rabbia, senza capire la strumentalizzazione e il danno che provocavano. Accorato, pregò la Compagnia di porsi in aiuto di loro e della parrocchia. Li diressi nello spettacolo che avevano scritto e che non riuscivano a organizzare; andammo in scena con un sofferto successo.
Parecchi giovani restarono in seguito in Compagnia e per loro scrissi Storia di questa mattina, allestita nel 1971/72: un testo che si mostrò, purtroppo, profetico, con la morte di uno dei nostri giovani attori, William Vaccher, ucciso sul marciapiede di via Magliocco. Nonostante questi difficili momenti, l'attività teatrale non cessò neppure per un attimo.
Qualificata è stata la presenza della Compagnia nel quartiere di Porta Ticinese, nella città e nell'hinterland di Milano. Gli spettacoli domenicali vedono l'afflusso massiccio di persone anziane: il teatro, per loro, è veramente una valvola vitale di svago, cultura e comunicazione. Non è retorica ricordare il gradimento generale nei confronti degli spettacoli brillanti e dialettali. Altrettanto notevole è il plauso per gli spettacoli classici, e anche per quelli di contenuto l'interesse degli spettatori più accorti è premiante. Il nostro pubblico proviene ormai da ogni parte della città e della provincia.
Un doveroso rilievo va fatto all'ospitalità riservata ai tre Cardinali milanesi, i vescovi, Colombo, Martini e Tettamanzi, invitati a presenziare alle tre edizioni de L'Annuncio a Maria di Claudel.
Abbiamo avuto in sala anche Piero Mazzarella, Enzo Tortora, Wanda Osiris, Enzo Bearzot, Luigi Motta, il vescovo Maggiolini, Enrico Beruschi, giornalisti come Gastone Geron, Domenico Rigotti, Odoardo Bertani... Insomma, l'attività della Compagnia è una realtà consolidata e attesa da molta gente.
La stampa e la TV hanno sempre rivolto attenzione al lavoro teatrale dei Giovani. Non si ha idea di quanti articoli sono stati dedicati agli spettacoli che, sia in Milano come altrove, la Compagnia ha presentato durante questi 50 anni. Giornali di alta tiratura, fogli provinciali, riviste qualificate, organi di ogni genere, hanno parlato del nostro teatro e dei nostri allestimenti; interviste, critiche di giornalisti, recensioni laudative, e non, e molto altro ci hanno gratificato. La TV ha dato spazio con servizi e cronache. Il lavoro della Compagnia dei Giovani è stato ampiamente diffuso e reclamizzato e dobbiamo essere riconoscenti per questa solerzia che ha contribuito a farci avere notorietà.
Numerosi i premi conseguiti in concorsi, festival e rassegne. Le nostre bacheche traboccano di coppe, targhe e riconoscimenti meritati per la capacità tecnica e la bravura interpretativa personale e di gruppo che la Compagnia ha maturato nell'arco degli anni.
Ogni coppa o targa nasconde un lavoro impegnativo, comune, simbolo di quel teatro per il quale tantissimo è stato donato da ogni componente.
UNA DIMENSIONE ECCLESIALE
Quando, nel 1959, ai Quattro Evangelisti prese il via il teatro, esso sconfinò presto dai confini parrocchiali. La programmazione portò a contatti collaborativi con la realtà editoriale ed organizzativa filodrammatica nazionale, rappresentata dalla rivista "Controcorrente", edita da “L’Ancora”, specializzata nella capillare promozione del teatro amatoriale.
Ciò favorì una sorta di visibilità particolare della Compagnia. Si deve riandare, per capire, alla temperatura culturale di quegli anni ’60, che videro il calo del teatro a beneficio dell'incalzante avanzata del cinema, e poi di quella travolgente della TV. Moltissime sale cattoliche fecero scendere il telone bianco sui palcoscenici, con la conseguente scomparsa di altrettante compagnie amatoriali. La presenza di una Compagnia nuova, come la nostra, che allestiva testi editi dalla rivista e presentava una certa continuità teatrale e lo faceva sapere, attirò l'attenzione dei responsabili de “L’Ancora”. L'editrice indisse il 25 novembre 1962 un Convegno a Milano per celebrare i 40 anni di "Controcorrente". Lo scopo sotteso era quello di arginare la frana dell'abbandono e tentare un rilancio del teatro filodrammatico, glorioso di storia e ritenuto indispensabile per molteplici motivi educativi e culturali. Il direttore de “L’Ancora” invitò la Compagnia a presentare uno spettacolo nell'ambito del Convegno (avevamo allestito proprio in quell'autunno un dramma intitolato Una infedeltà, pubblicato da "Controcorrente"). L'occasione era molto importante. Il Convegno vedeva radunati tutti i più qualificati autori, registi e collaboratori del teatro italiano amatoriale, e il loro apporto era giudicato determinante per la rinascita teatrale. La Compagnia dei Giovani costituiva la vetrina esemplificativa di questo rimbalzo. Facemmo il nostro dovere inscenando lo spettacolo, e avemmo successo.
Fra gli ospiti presenti in sala quel 25 novembre 1962 c'era l'Assistente della FOM, Federazione Oratori Milanesi, don Lorenzo Longoni.
Estremamente acuto e intelligente, egli capì che la situazione del teatro filodrammatico era però giunta ad una svolta.
Ebbe l'ardire, in pieno Convegno, di alzarsi ed esclamare: "Sono pronto a dare ospitalità agli autori sulla mia rivista "Eco degli oratori" e a pubblicare articoli e iniziative". L'appello venne immediatamente raccolto e in breve tempo si radunò un manipolo di persone che periodicamente si riunivano, dando vita, nel maggio 1968, al Comitato Teatro della FOM. La Compagnia dei Giovani vi partecipò con alcuni dei suoi componenti, i quali riuscirono ad essere di traino al proseguimento dell'attività teatrale filodrammatica d'ispirazione cristiana, non solo nell'area diocesana milanese.
CINQUANTA, MA NON LI DIMOSTRA
Ed eccoci al Cinquantennio.
La nostra attività teatrale non ha mai conosciuto soste o pause: 121 allestimenti, per un complessivo di 1870 recite al 10 maggio 2008.
Una messa in scena ha sempre preso il posto della precedente, come un destino, verrebbe da dire; invece è la presenza al Teatro “Stella” che ci impegna a sostenere un programma nutrito, che il pubblico attende e pretende. Quello che mi preme sottolineare è il senso della storia che ha fatto della Compagnia dei Giovani una realtà, della quale dobbiamo rendere edotto il nostro pubblico, e soprattutto noi stessi. Non siamo stati sul nostro palcoscenico in tanti soltanto per nostro piacere, gloria, interesse o altro.
Quanto esposto narra il nostro operare, che abbiamo il dovere di far conoscere alla gente che ci ha seguito in tutti questi anni, e forse non sa o non ricorda. E' giusto fare memoria dell'attività teatrale perché è un brano determinante di storia vissuta e donata. Senza il ricordo consapevole del passato, non si ha coscienza del futuro. Noi e voi, amici del pubblico, abbiamo fatto strada comune davanti a questo palcoscenico, dal quale è scaturito qualcosa che ci ha fatto godere, soffrire e riflettere.
Siamo pronti a continuare, dopo aver fatto una sosta doverosa e ponderata attraverso la riedizione di alcuni spettacoli di quel passato che ci accomuna festosamente.
Sulla base dei tre filoni che hanno caratterizzato i nostri allestimenti, proporremo la ripresa di tre spettacoli che hanno segnato al meglio la nostra attività: un lavoro di contenuto, offerto con l'intento di provocare la riflessione; un testo dialettale, recuperato tra i molti allestiti; un classico, rimesso in scena con forme nuove.
Sono appuntamenti ai quali il nostro pubblico non mancherà; per continuare ad essere giovane con la Compagnia dei Giovani.